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Domanda
Sono una psicologa che da alcuni anni si interessa degli aspetti
psicologici del paziente terminale, ma solo da poco ho iniziato a
lavorare nell’ambito delle cure palliative a domicilio. Mi domando come
il setting dello psicologo vada adattato e modificato e quali siano gli
elementi fondanti del supporto psicologico con il paziente terminale e i
suoi familiari a domicilio.
Risposta
La malattia grave è un evento traumatico al quale la mente reagisce
attraverso difese inconsce che cambiano in base al vissuto di impotenza
del paziente (coinvolto in prima persona), del famigliare,
dell’operatore sanitario e dello psicologo coinvolto.
Il processo difensivo è
un’area costruita inconsciamente dal paziente che si colloca tra la
realtà e l’illusione e che si modifica nel tempo. Questo serve ad
evitare il dato di realtà che crea il vissuto di impotenza. L’impotenza
è sinonimo di perdita di controllo e la mente per fare fronte a questo
utilizza la costruzione di quest’area che è un prodotto della psiche del
soggetto. Lo psicologo può accompagnare il paziente in questo processo,
ma non costruirlo al posto suo, altrimenti sarebbe una bugia.
L’area di realtà viene
alimentata attraverso il linguaggio del corpo (sintomo), l’area
illusionale utilizza il linguaggio simbolico (onnipotenza). Se lo
psicologo nota che l’area illusionale tende troppo ad espandersi
attraverso l’utilizzo di solo alcuni meccanismi di difesa (tra cui la
negazione e lo spostamento), dovrebbe nel momento opportuno aiutare il
paziente a ricollocarsi rispetto all’area di realtà con gli strumenti
del “qui ed ora” (dell’attualità), ovvero con i bisogni e le risorse del
corpo, del sintomo e delle risposte.
Lo psicologo,
intraprendendo un percorso di supporto psicologico con il paziente,
dovrebbe tenere conto della storia passata di quest’ultimo, attraverso
un processo di crescita terapeutica: il concetto del morire viene,
quindi, affrontato attraverso una lettura intensiva, ovvero la storia
del soggetto.
Il concetto del morire
viene letto con tre modalità diverse:
-
dal paziente: che legge l’oggettività
attraverso il corpo e la soggettività di ciò che accade attraverso la
sua storia;
-
della famiglia: che legge il processo di
separazione che coinvolge l’oggettività e la soggettività, la storia,
le relazioni, i valori della famiglia in rapporto alla situazione ed
al paziente;
-
dell’operatore sanitario: che legge la
realtà oggettiva attraverso l’area di realtà (il corpo ed i sintomi).
L’obiettivo
dell’accompagnamento al morente, che comprende anche il supporto
psicologico, sarebbe il poter fare coincidere queste tre letture nei
modi e nei tempi.
Lavorando con il
paziente terminale, è fondamentale tenere presente che il metodo di
lettura della situazione dipende da più fattori: dalla storia del
soggetto (lettura intensiva), dall’interazione tra il paziente,
l’operatore sanitario e lo psicologo (lettura estensiva), dalle norme
istituzionali (lettura collettiva).
Ogni protagonista della
situazione porta i propri bisogni:
 | il paziente porta
bisogni che rientrano nel processo dell’area illusionale: bisogni
pratici e fisici (dolore e cura del corpo), bisogni in relazione ai
familiari, bisogni emozionali e relazionali, bisogni spirituali; |
 | i familiari che
vivono un processo che dipende dalla tipologia della famiglia, dalla
mappatura del potere, dalle relazioni interne, dalla comunicazione tra
familiari ed operatori sanitari, dalla compliance. I bisogni
dei familiari sono prevalentemente: la continuità della progettualità
all’interno e all’esterno della famiglia, il collegamento con la rete
sociale, l’assistenza (care giver), la comunicazione con il
paziente rinsaldando i valori familiari, il bisogno di lasciare andare
il paziente (affrontando la mancanza); |
 | lo psicologo: il
bisogno di rispondere alle proprie aspettative per supportare il
paziente in una reale situazione di avvicinamento alla morte, il
bisogno di fare fronte ai molti limiti (tra cui primariamente il
tempo) che aiutano però a stabilire le priorità del suo intervento. È
fondamentale che lo psicologo possa mantenere un atteggiamento di
neutralità per non imporre al paziente la propria scala di valori
legata al vivere ed al morire. |
Le potenzialità
psicologiche del paziente e della famiglia in questa fase sono i
meccanismi difensivi: la capacità di coping, lo spostamento, la
spiritualità, il cambio della scala di valori, l’affidamento, la
negazione. Tutto questo serve alla mente per trovare un senso a ciò che
sta per accadere. La mente del paziente, che deve affrontare la
terminalità psicologica lo fa: a livello cognitivo, a livello emotivo
(disagio) attraverso la chiusura, oppure attraverso il desiderio di
continuare a sentirsi vivo fino alla fine (adattandosi e chiedendo). La
mente deve attenuare, infatti, l’impatto traumatico del dato di realtà.
Anche la famiglia del
paziente potrebbe utilizzare gli stessi meccanismi di difesa, accanto
alla possibilità di usufruire delle risorse della famiglia allargata e
del lavoro di rete.
Per lo psicologo che
lavora nelle cure palliative, è fondamentale cogliere tutti questi
aspetti a domicilio ed attraverso le discussioni in equipe. Allo
psicologo è richiesta la conoscenza, la competenza e la disponibilità a
lavorare in gruppo (equipe).
È fondamentale che lo
psicologo ponga attenzione: alla differenza tra le verbalizzazioni e gli
agiti di pazienti e familiari, ai propri vissuti (processo emozionale e
di intellettualizzazione), all’area illusionale ed ai meccanismi di
difesa del paziente, alle modalità più consone per facilitare la
separazione tra i pazienti ed i familiari. Di primaria importanza, per
lo psicologo che intraprende un percorso di supporto psicologico con il
paziente terminale, è capire quando sostenere i meccanismi di difesa e
quando scardinarli: è opportuno sostenerli quando sono funzionali al
sistema paziente-famiglia, è opportuno scardinarli quando escludono il
paziente ed i suoi reali bisogni.
I bisogni e le risorse
del paziente, della famiglia e dello psicologo (che lavora in equipe
interdisciplinare) dovrebbero essere messe in contatto in maniera
dialettica ed il percorso potrebbe essere composto da alleanze, o da
conflittualità (il conflitto sarà tra il processo del morire del
paziente e quello nella mente dei familiari e dello psicologo).
Il processo di supporto
psicologico dovrà mettere in primo piano il percorso di soggettività del
paziente e anche della propria storia biografica.
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